Salvini in carcere dai separatisti veneti tenta la volata per le europee

"Libertà a tutti i secessionisti, siamo pronti a protestare ad oltranza dandoci il turno se necessario". Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini oggi andrà in visita al carcere di Verona per dare man forte alla causa separatista. La visita un pretesto per riportare l'attenzione sulle vicende venete e per lanciarsi la volata alle Europee: la Lega è sulle barricate, divenuta sponsor istituzionale di una causa che è ripartita e si è ristrutturata, almeno inizialmente, proprio in chiave anti Lega unitaria: separatismo da separatismo.
14 AGO 20
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"Libertà a tutti i secessionisti, siamo pronti a protestare ad oltranza dandoci il turno se necessario". Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini oggi andrà in visita al carcere di Verona per dare man forte alla causa separatista. La visita un pretesto per riportare l'attenzione sulle vicende venete e per lanciarsi la volata alle Europee: la Lega è sulle barricate, divenuta sponsor istituzionale di una causa che è ripartita e si è ristrutturata, almeno inizialmente, proprio in chiave anti Lega unitaria: separatismo da separatismo.
Storia strana quella dell'indipendentismo veneto. Una passione che aveva perso tono e potenza con la Lega di governo, ma che come braci sotto la cenere ha continuato a scaldarsi. Una passione che è tornata ad affacciarsi nel 2012, quando lo scandalo Belsito ha aperto una breccia nelle mura leghiste, sino a quel momento ancora maggioritarie e solide. "Siamo stati traditi. Ci siamo accorti che la Lombardia era la Roma del Nord", dice al Foglio Mario Ros, settantenne di Belluno e studioso del Veneto libero. Uno scisma evitato "dal lavoro silenzioso e ben orchestrato di Zaia e di Tosi, due veri draghi della politica di palazzo, che avevano capito l'umore generale, ma che sapevano benissimo che seguendo gli umori del popolo avrebbero distrutto il loro partito". Un progetto nuovo, partito sottobraccio e poi esploso al momento giusto, "prima delle europee, quando tutto il paese è più sensibile alle proposte anti europeiste". Un movimento che si è riunito, che ha archiviato, ma non troppo, la Lega, che ha ripudiato, ma non del tutto Grillo e grillini, "che si rivolge proprio a Lega e grillini per incrementare peso e consistenza politica. Perché ora il movimento è maturo per assumersi responsabilità, per diventare partito, per arrivare finalmente all'indipendenza. Ce lo meritiamo".
C'era una volta infatti il Veneto bianco, quello della polenta, gialla o bianca a seconda del luogo di origine, e poco altro, che votava Democrazia Cristiana perché così era d'uopo, era prassi. C'era poi il Veneto industriale e industriato, che dai trattori passava alle fuori serie e votava Democrazia Cristiana perché era sempre d'uopo, ma soprattutto conveniente. C'è ora il Veneto industriato ma un po' in crisi, dove le fabbriche, sempre uguali negli anni, chiudono e che da bianco si è tinto prima di verde per poi abbracciare la bandiera porporata con il Leone di San Marco. Un Veneto che è tornato a guardare a Venezia, a quella che fu un tempo, libera e repubblicana, potente e Serenissima.
Un viaggio all'indietro nel tempo, in un passato che più resoconto storico sembra romanzo, anzi romanzato. E' il Veneto che torna a dire, ma che forse non ha mai smesso, "basta con Roma ladrona" e sogna un nuovo Rinascimento, solitario e indipendente, il Veneto che guarda a est, alla Crimea e immagina un futuro lontano dall'Italia, lontano dall'Europa. Un discorso comune a molti, un'idea che si diffonde a macchia d'olio, che convince sempre più gente. E poco importa se, almeno storicamente parlando, sia solo vero in parte, se la Repubblica Serenissima abbia raggiunto il suo massimo splendore nel 1500 per poi iniziare una lenta ed inesorabile crisi, se il suo potere fosse legato ad commercio marittimo spazzato via dalla scoperta del Nuovo Mondo e che dopo Colombo e le nuove rotte si sia estinto e trasformato in uno sfarzo "terrestre" e contadino fatto soprattutto di sfruttamento intensivo e poco lungimirante delle popolazioni dell'entroterra veneto. Il nuovo veneto porpora e oro, quello dell'interno, ricorda lo splendore di facciata e dimentica il resto.
Nei circoli serenissimi che aspettano la Pasqua tra colombe e prosecco, guardano a Roma con odio, pronti a continuare nella loro movimentazione indipendentista, fatta di referendum online, di dati d'affluenza gridati plebiscitari, e di dati d'affluenza "reali" un po' meno plebiscitari (e molto cileni), di raduni e di autoesaltazioni. Un rumore di fondo che però abbraccia tutta la provincia veneta, che si ritrova unita come vent'anni fa, che guarda di nuovo a Venezia capitale come un tempo, dimenticando però gli ultimi padri indipendentisti, il Fronte Marco Polo, i serenissimi del Campanile di San Marco. "Siamo qualcosa di nuovo, siamo finalmente un movimento compatto, forte, pronto a tutto. Lo capiranno anche a Roma", precisa Riccardo Scapin, passato remoto leghista e "durista", passato prossimo grillino, "perché non se ne può più di questi ladri in Parlamento", presente indipendentista "perché Grillo ci ha deluso, prometteva un cambiamento reale e per ora ha solo fatto belle promesse e pochissimi fatti, non una legge, non un piano di lavoro adeguato alla sfida che gli abbiamo consegnato con il nostro voto". Riccardo Scapin è stato sindaco, ora è pensionato e movimentatore. Rappresenta però uno spaccato della società veneta. Il referendum online è stato risvegliato da un'amore sopito, ma mai dimenticato, quello separatista, e lo ha riacceso, infiammato, esaltato. Ora l'obiettivo "è creare qualcosa di nuovo, un partito che riesca a diventare forza di governo regionale, motore d'indipendenza. I numeri ci sono, è ora di salire sul Tanko del Veneto Libero".